Custom Event Setup

×

Click on the elements you want to track as custom events. Selected elements will appear in the list below.

Selected Elements (0)

    Jëuf in Val Maira: ciclismo epico tra il Colle Fauniera e le "Dolomiti piemontesi"

    Jëuf in Val Maira: ciclismo epico tra il Colle Fauniera e le "Dolomiti piemontesi"

    Colle Fauniera: la salita epica del Giro d’Italia in Val Maira

    Jëuf, come ormai ben saprete, significa “passo di montagna” in ladino. Il ladino è una lingua che si parla in molte valli del Trentino-Alto Adige. Ma non è l’unica lingua “non ufficiale” presente sul territorio nazionale. C’è anche l’occitano, che si parla anche oltre confine, tra Italia, Spagna e Francia. Per questo shooting abbiamo deciso di andare nel cuore del territorio occitano: in Val Maira, una valle piemontese molto conosciuta per il buon cibo, le numerose escursioni, ma soprattutto per le salite iconiche amate da ciclisti di tutto il mondo.

    La salita al colle Fauniera è una delle salite alpine più famose del Piemonte. L’ha resa famosa il Giro d’Italia per la mitica tappa del 1999. In cima al passo, al crocevia tra valle Grana e valle Stura si trova il monumento a Marco Pantani che su quella salita attaccò il traguardo lasciando indietro tutti per molti km. Questa salita è considerata tra le più dure d’Italia: lunga, impegnativa, ma molto panoramica.

    Scopri QUI l'abbigliamento Spring Summer.

    Le Piccole Dolomiti del Piemonte: pedalare tra creste e pinnacoli

    Scendendo dal passo e proseguendo verso la Valle Stura entriamo nel vivo di quelle che sono considerate “le Piccole Dolomiti” del Piemonte. La dolomia, chiara e severa, porta sulla pelle il peso dei millenni, ma anche una luce gentile che cambia volto con ogni nuvola, con ogni pedalata. Ogni metro guadagnato è una piccola conquista, ogni curva un invito a fermarsi e guardare.

    Il paesaggio si fa via via più aspro e autentico, scandito da creste e pinnacoli che si stagliano contro il cielo. Qui la montagna si mostra nel suo carattere più vero, fatto di pietra e silenzio, ma anche di suggestioni che colpiscono chi ha il tempo di fermarsi a osservare. La fatica della salita si mescola al piacere della scoperta: pedalare tra queste rocce significa sentirsi parte di un luogo dove la natura ha scolpito il suo capolavoro, lento e paziente. Ogni respiro si fa più profondo, ogni sguardo più attento, perché qui il viaggio non è solo fisico, ma anche sensoriale.

    Da Demonte a Dronero: ciclismo tra borghi alpini e panorami autentici della Val Maira

    Dopo una lunga discesa si arriva a Demonte. Per tornare al nostro rifugio scendiamo a valle per poi risalire da Dronero. Dronero è un piccolo paese incastonato nella Valle Maira, dove storia e natura si incontrano tra antiche pietre e case di legno. Le sue strade raccontano il legame con una terra di tradizioni e fatica. Ripartire da qui significa affrontare una salita che, pur impegnativa, regala panorami e scorci che accompagnano il ritmo dei pedali. Ogni curva dischiude nuovi spazi, mentre la valle si apre sotto di noi, guidando il passo verso l’obiettivo finale. Pedalare in questo ambiente è un modo per vivere la montagna con i propri tempi, tra silenzi e paesaggi autentici.

    Scopri QUI la collezione estiva.

    Castelmagno DOP e tradizioni alpine: viaggio tra sapori e storia

    Risalendo la valle notiamo le varie aziende agricole, i caseifici, i negozi di prodotti tipici. Ci fermiamo a “La Meiro”, un agriturismo che profuma di legno, tradizione e pascoli d’altura. Ad accoglierci un tagliere generoso di salumi e formaggi locali, da gustare con calma, dopo una giornata di pedalate. Il protagonista, naturalmente, è lui: il Castelmagno DOP, prodotto solo in tre comuni della Valle Grana. Un formaggio intenso, dalla pasta friabile e dal sapore profondo, che racconta tutto il carattere della montagna che lo ha generato.

    Dopo la degustazione, il padrone di casa ci accompagna nella cantina, dove stagionano le forme in silenzio, tra muri spessi e un’umidità che sa di tempo e pazienza. L’aria è densa e profumata, ogni forma racconta una storia diversa a seconda della sua età, della sua altezza di stagionatura, della mano che l’ha curata. È incredibile come il passare dei mesi, lassù in quota, trasformi il Castelmagno in qualcosa di raro e prezioso.

    Questo formaggio, per le leggende ad esso collegate, ha un forte legame al santuario di san Magno. Qui si intrecciano tradizioni alpine, religiose e linguistiche. Situato a 1761 metri di altitudine, il santuario sembra sospeso fuori dal tempo. La sua posizione isolata e il clima rigido che lo circonda per gran parte dell’anno rendono la visita un’esperienza immersiva, capace di far percepire la montagna nella sua forma più vera. Qui, tra silenzio, vento e pietra, si entra in contatto con un’autenticità alpina che resiste, forte e discreta, al passare delle stagioni.

    Tramonto in montagna: silenzio, pedalate e gratitudine

    Il buio comincia a calare lentamente, avvolgendo la valle in una luce dorata e quieta. Ci fermiamo a guardare il cielo cambiare: si vedono le prime stelle mentre il tramonto colora tutto di una luce stupenda. Stiamo tornando verso il rifugio, con le gambe stanche ma il cuore pieno. Ad aspettarci ci sono gli gnocchi al Castelmagno, che immaginiamo già cremosi e caldi, da gustare con gli occhi chiusi, come si fa con le cose semplici e perfette, quando tutto intorno è silenzio, montagna e gratitudine.

    Articolo precedente